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Ciociaria Oggi [6 Agosto 2002]
La Pelusio si è esibita durante i Fasti Verulani, richiamando oltre 400 persone.

Gioca col pianoforte, scherza con le parole e fa il mimo con buste.

VEROLI - "Aspettiamo che arrivi mia sorella. Mia sorella Serena; lei fa la concertista. Ha studiato pianoforte". Questo è il tormentone di Rita Pelusio, anche conosciuta come Rita degli Gnorri, una degli artisti di strada che nelle sere scorse hanno animato le scene della terza edizione dei Fasti Verulani.
Capelli neri raccolti in treccine, vestito corto a righe bianche e rosse, aria da bambina capricciosa e irriverente con occhi vivi che ti guardano dentro, la Pelusio ha tenuto banco con il suo spettacolo fatto di gag cabarettistiche, numeri da clown, giochi di parole e tanta, tanta tensione scenica da calamitare oltre 400 spettatori sulla piazzetta di via del Vescovado.
Sullo spazio che un anno fa fu del mostro sacro Jason MacPherson, Rita ha aperto la sua esibizione masticando gomme americane e tirandole da vera bambina cattiva addosso al pianoforte costruito ad hoc da Claudio Cremonesi e Leonardo Aurelio. Una sorta di spalla muta per un numero che abbraccia molti elementi teatrali classici e di strada. "Penso sia giusto ed importante che si compia una specie di contaminazione - ha spiegato Rita al termine della sua esibizione - fra questi generi teatrali, comunque così diversi".
Quale è la differenza sostanziale fra i due tipi di show? "La differenza è più per il tipo di spettacolo proposto. In inverno io faccio comunque teatro al chiuso e da questo porto in strada alcuni numeri proprio per sperimentare queste contaminazioni. E' sicuramente differente la gente che assiste. Mi spiego: nel teatro al chiuso lo spettatore ha pagato e quindi si aspetta una certa cosa, qui in strada invece devi spingere in continuazione per mantenere la tensione con il pubblico".
E Rita la sua spinta l'ha data. Sabato sera, per esempio, ha dovuto recitare contro i suoni tecno che arrivavano da piazza Santa Salome per il numero di match di improvvisazione teatrale degli Alea (episodio per il quale ha ricevuto le scuse degli organizzatori), riuscendo comunque a tenersi addosso gli occhi degli spettatori.
Il suo numero, la cui regia è stata curata da Luca Domenicali, arriva anche da passate esperienze con Natalino Balasso. Oltre il piano, complici del buon umore di Rita sono una busta bianca che si sostituisce alle parole e nell'arte mimica diventa un mantello di Superman, le corna, un profilattico e tanti altri oggetti in una mutazione continua. Uno scatolone colmo di prodotti da banco che nel corso dell'esibizione danno il Là a giochi di parole per cercare la sorella Serena che finalmente, dopo tanta attesa, arriva: basco calato in testa alla Fracchia, occhiali e sciarpetta rossa ( a dispetto dell'inchino all'effigie del Cavaliere Berlusconi, altro elemento cardine del numero di Rita, appiccicata a destra del pianoforte).
Aspetto quasi ecclesiastico per una figura che fa parte di questo spettacolo fino ad essere derisa nello sdoppiamento della protagonista.
E chiusura con il botto: da un mazzo di rose (finte) fa esplodere un minipetardo che fa volare sul pubblico mille e mille petali rossi di arrivederci.

Achille Reali




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